“La mia vita su tre zampe” … la storia di Zoppy, una canetta adottata e felice

by / 0 Comments / 779 View / 1 dicembre 2015

Oggi è una bella giornata.

E` novembre, ma l’aria fuori non è fredda ed è l’ideale per fare una bella passeggiata.

Le campane suonano ed in centro c’e`un brulichio di persone indaffarate. C’è chi prepara le bancarelle vintage, chi va al bar per caffè e brioches e i vecchi che si incontrano sotto l’ala di Baracca per raccontarsi le ultime notizie.

Molti si girano a guardarmi ed io, a chi si ferma a salutarmi, non nego mai una bella scodinzolata d’amicizia.  Scusatemi, è vero, non mi sono presentata.

Mi chiamo Zoppy, ho otto anni e sono, modestamente, una bella meticcia di pastore tedesco. Stamattina sono uscita con la mia amica umana molto presto, tante belle annusate alle “notizie del mattino”, una visita a Michele e Maura impegnati in piazza al mercatino per il canile e poi a casa per la colazione.

Davvero una bella vita. La mia umana mi vuole molto bene e so che si è impegnata tanto per portarmi a casa con lei.

Mi sono dimenticata di dirvi che la mia vita non è sempre stata così.

Quando ero piccola avevo un padrone. Mi hanno raccontato che era un po’ “sbandato” e infatti mi regalò ad un ragazzino che, senza dire nulla ai genitori, mi portò a casa con sé. Io ero piccola, non sapevo bene cosa stesse succedendo. Gli adulti di casa non mi volevano ed il ragazzino non era in grado di gestirmi. Così, un giorno, presa dalla voglia di scoprire il mondo, riuscii a scappare. Rumori, gente sconosciuta e auto che sfrecciavano veloci mentre io non avevo una meta. Una di queste mi investì. Ricordo poco di quei momenti, so solo che avevo tanta paura e che sentivo un forte dolore ad una zampa. Mi ritrovai in un posto che non conoscevo e che mi pareva davvero strano, pieno di altri come me. Solo dopo seppi che si chiamava canile.

La zampa, purtroppo, era piuttosto malridotta…

Il canile divenne pian piano più familiare e così pure gli odori ed i volti delle persone che si prendevano cura di me. In fondo non è un brutto posto. C’è un parco grande, ricco di alberi e tanto verde, pappa buona tutti i giorni, e ci sono tante persone che ci vengono a pulire e coccolare. Ho sentito dire che si chiamano volontari; non so bene cosa significhi ma so che quando arrivano loro si va fuori a correre e a giocare (poi ogni tanto ci danno un biscottino che non fa mai male).

Un giorno, dopo poco che mi trovavo qui, mi svegliai e sentii qualcosa di diverso in me. Provai ad alzarmi e sentii mancarmi un sostegno. Per salvarmi la vita avevano dovuto amputarmi quella zampa così malridotta. Iniziò per me un nuovo capitolo: la mia vita su tre zampe.

I genitori del ragazzino rinunciarono a me ed il canile divenne la mia nuova casa e il nuovo nome divenne: Zoppa.

In questo momento sono sdraiata comodamente su un morbido divano. La mia umana mi ha fatto una comoda cuccia ma io preferisco dormire qui, tanto lei non mi sgrida.  Ogni tanto mi sposta e dice che occupo tutto il posto io… boh chissà cosa vuol dire. Ho una bella ciotola piena d’acqua fresca e il cibo non mi manca mai, come le passeggiate e tante coccole. Lei mi dice sempre che io non mi sono mai arresa di fronte alle difficoltà, che sono sempre allegra e che le dò gioia e tanta forza.

La incontrai per la prima volta quattro anni fa ed io allora di anni ne avevo quattro. Stava facendo un giro per il canile perché voleva adottare a distanza un cane.

Si lo so che sembra una cosa strana, ma ho capito che, per chi non può tenerci a casa con sé, questa è una bella opportunità… soprattutto per noi “canetti”. Chi fa l’adozione a distanza, quando ha un po’ di tempo libero, viene e ci porta nel parco adiacente al canile, dedicato anche a questo. Si gioca, si sta insieme, si conoscono persone nuove e si socializza.

Quando lei arrivò davanti al mio box si fermò.

La vedevo, aveva gli occhi lucidi. Si chinò verso di me e mi fece annusare la sua mano. Chiese alla ragazza che l’accompagnava nella visita cosa mi fosse successo e lei le raccontò tutto. Con gli occhi bagnati disse “scelgo lei”. Scodinzolando pensai che una persona si era fermata per me… ma da questo a sapere cosa sarebbe successo non lo avrei mai immaginato.

So che le piacque un altro cane, Maso. Così ci adottò entrambi a distanza.

Almeno una volta la settimana veniva e ci portava fuori; prima me poi Maso. Erano corse e giochi a perdifiato, non vedevo l’ora che lei arrivasse e quando succedeva la vedevo avvicinarsi da lontano. Da quei primi momenti incominciò il nostro rito d’incontro; io le passavo due o tre volte sotto le gambe per salutarla e farle capire quanto ero felice di vederla. Finalmente si usciva! Non che io stessi sempre dentro al box anzi, tutte le mattine si andava in sgambamento con gli altri per sgranchirci, fare i bisognini e socializzare un po’, ma con lei era un’altra cosa.

Un giorno successe un fatto strano: mi portò fuori nel parco e poi se ne andò.  Tornò dopo poco con un tombolotto tutto nero e un po’ goffo diciamolo… quello era Maso. Non ci volle molto a fare amicizia con lui.

Ricordo un giorno, mentre eravamo nel parco tutti e tre, che l’umana iniziò ad urlare. Arrivò di corsa Daniele chiedendo cosa fosse successo. Lei spiegò che aveva l’impressione che ci stessimo agitando ed aveva paura che ci facessimo male l’un l’altro. Daniele la tranquillizzò (detto fra noi, io e Maso non ci siamo mai fatti nulla se non rotolarci insieme nell’ erba).

Daniele è uno dei dipendenti del canile. Lui è il rockettaro del gruppo. Va in giro cantando e ascoltando musica, in effetti credo gli piaccia molto. Ogni tanto si sente “partire” un «Tanamadana» e noi sappiamo che è lui forse un po’ arrabbiato. Ma non fatevi ingannare, lui è buono e ci vuole bene, questo lo sappiamo e lo sentiamo. Non si risparmia mai. Poi c’è Cristian, a tanti può sembrare burbero ma, in fondo, è solo apparenza. Tutti lo chiamano Sceriffo. Lui gira spesso con una macchina che fa un gran rumore e che taglia l’erba… gli piace molto fare questa cosa. E Nico, il gigante buono, sembra un bambinone in un corpo altissimo. Lui è sempre allegro e disponibile con tutti. Loro si prendono cura di noi ogni giorno con tanta passione.

Ho sentito dire che il canile è gestito da un’associazione di volontariato che si chiama Cinoservizio: persone che, per l’amore che nutrono per noi, ci dedicano tanto del loro tempo libero.

So che la mia umana, da quando è venuta ad adottarmi a distanza, è diventata volontaria. Infatti la si vedeva sempre più spesso. Lei un giorno mi raccontò che non era mai venuta in canile perché aveva paura di stare male, ma il suo sogno fin da bambina era quello di avere una cane. Da quel giorno non se ne è più andata.

Non dovrebbero esistere i canili perché non dovrebbero esistere abbandono e randagismo, ma ne aveva conosciuto uno nel quale, le persone che se ne occupano, emanano una grande energia positiva e aveva visto la dedizione che mettevano in tutto quello che facevano: dai banchetti agli open day, alle passeggiate di gruppo in centro per farci conoscere e far capire alle persone di quanto affetto può essere capace anche un cane che ha una storia difficile alle spalle.

Se ora me ne sto qui su un divano è anche merito loro.

Tanti come me hanno trovato casa grazie al loro impegno.

Ci sono tanti volontari: Terry, Mirka, Maura, Mirella, Antonella, Angela, Claudia, Clara, Roberta, Elisa, Francesca, Raffaella, Luciano, Barbara, Isabella, Marta, Michele, etc. C’era anche Giovanna, che si occupava anche dell’infermeria felina, una signora forte coraggiosa che si impegnava da una vita per cani ed i gatti abbandonati. Lei mi è sempre piaciuta molto… si fermava sempre a salutarmi quando ero nel parco del canile. Giovanna ci ha lasciati da poco, ed in tutti noi è rimasto un vuoto incolmabile.

Io credo che il mondo potrebbe essere un posto migliore per tutti grazie a persone come loro. In fondo di persone ne ho viste e conosciute abbastanza e credo di saperle annusare… ehm… riconoscere… Buon fiuto non mente!

 

Ora, con nome nuovo, Zoppy, e con tre zampe, sto per iniziare un nuovo capitolo della mia vita, forse quello più felice e sereno. Non dimentico da dove sono venuta e tutte le persone che incontrando mi hanno donato sorrisi e tenerezza, ma il futuro è tutto da percorrere con lei.

Oggi sono qua accanto a lei sul mio divano che la guardo e penso «grazie di essere venuta tanti anni fa in canile, amica mia».

Di solito è lei che mi ringrazia dicendomi che con me accanto la sua vita sta cambiando e che l ‘aiuto ad essere una persona migliore; il mio esempio le dà grande forza ma, dopo tutto anche lei non si è mai arresa e so che non si è mai arresa per regalarmi una vita diversa.

In questi giorni la sento che parla al telefono e racconta di me dicendo che sono diventata la mascotte dei bambini che vanno a scuola la mattina, che sono socievole e buona e che forse sarei portata sia per il mio carattere e la mia storia a fare pet therapy aiutando così tante persone che si trovano in difficoltà…

Non so cosa significhi ma mi fido di lei.

Ma questo, forse, sarà un altro capitolo della mia vita su tre zampe.

Non importa chi si è stati o dove si è stati. L’importante è non mollare e non smettere di credere che la tua storia, per quanto triste sia, possa cambiare da un momento all’altro. Parola di Zoppy.

 

“E nel bel mezzo dell’inverno, sentii che c’era dentro di me un invincibile estate”

A. Camus

 

Dedicato a tutti coloro, animali umani e non umani, che si trovano in un momento particolarmente difficile della loro vita, a tutti i volontari che non arrendendosi regalano agli animali la possibilità di una vita diversa.

Dedicato a Giovanna, una grande e forte donna che ha regalato la sua vita, con tutta la passione che aveva, alla cura degli animali più sfortunati.

Ciao Giò, senza di te il sabato mattina al canile non sarà mai più lo stesso.

Con profonda gratitudine,

Zoppy e la sua amica umana, Raffaella

 

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